Hollowbody su PS5: un survival horror che inciampa su se stesso
Recensione Hollowbody su PS5: atmosfere mozzafiato ma controlli e gameplay deludono. Il gioco di Headware Games arriva il 5 giugno 2026 con una promessa ambiziosa e un risultato altalenante.

Un survival horror old school con i piedi di piombo
Headware Games porta su PS5 Pro il 5 giugno 2026 Hollowbody, il suo survival horror ambientato in una città britannica abbandonata e in quarantena, nota nel gioco come "exclusion zone". La pioggia battente, le strade in macerie e gli ambienti intrisi di muffa radiciforme dipingono una distopia visivamente affascinante, ma il gameplay si rivela un ostacolo più insidioso dei nemici stessi. Il titolo, già uscito su PC nell’autunno 2024 con valutazioni contrastanti, si propone come un omaggio ai capisaldi del genere, ma finisce per ricordare che un bel packaging non basta a nascondere i difetti strutturali.
Il gioco, sviluppato da Nathan Hamley in solitaria, è stato testato su PlayStation 5 Pro e promette un’esperienza da giocatore singolo. Tuttavia, come sottolinea la recensione originale pubblicata su GameSource, l’atmosfera cupa e le ambientazioni dettagliate non riescono a compensare una gestione delle risorse maldestra, un combattimento rigido e una mappa che confonde più che guidare. Il risultato è un’esperienza che oscilla tra il coinvolgente e il frustrato, con un game feel che non convince mai del tutto.
Il contesto: perché Hollowbody conta (e perché fa discutere)
Il survival horror è un genere che ha subito una profonda evoluzione negli ultimi anni, passando da titoli come Resident Evil 7 e Silent Hill 2 a esperienze più accessibili come Dead Space Remake. Tuttavia, il ritorno ai valori di produzione old school non è mai un’operazione scontata. Prodotti come Hollowbody testimoniano una tendenza: gli sviluppatori indipendenti cercano di rivitalizzare formule classiche, spesso con risultati visivamente straordinari ma meccanicamente traballanti. In questo panorama, il gioco di Headware Games si inserisce come un caso di studio interessante, soprattutto per chi cerca atmosfere dense e narrazioni silenziose, ma deve fare i conti con le aspettative moderne in termini di fluidità e controllo.
Secondo The Verge, che ha analizzato recentemente il fenomeno dei survival horror indie, la sfida principale per questi titoli è bilanciare l’estetica retrò con meccaniche che non risultino anacronistiche. Hollowbody, pur avendo il merito di provarci, rischia di essere ricordato più per i suoi difetti che per le sue ambizioni. D’altronde, come scrive GSMArena in una recensione analoga, "un gioco che punta tutto sull’atmosfera deve almeno garantire che il giocatore possa muoversi senza sentirsi impacciato".
La prova del fuoco: cosa funziona e cosa no
Iniziamo dai pregi. Hollowbody brilla sotto il profilo visivo: le texture delle strade bagnate, la resa della pioggia e la patina di decadenza che avvolge ogni angolo della città sono di un realismo che pochi titoli indie riescono a eguagliare. La colonna sonora, poi, contribuisce a creare un senso di oppressione costante, quasi claustrofobico. Se l’occhio è soddisfatto, purtroppo il resto del corpo no. I controlli sono imprecisi, il combattimento si basa su una fisica poco convincente, e la gestione delle risorse (cibo, munizioni, farmaci) è talmente caotica da trasformare la sopravvivenza in una roulette russa.
La mappa, poi, è un vero e proprio incubo: non solo perché è labirintica, ma perché non offre mai punti di riferimento chiari. Ti ritrovi a girare in tondo in quartieri identici, senza sapere se stai avanzando o semplicemente ripetendo lo stesso percorso. E quando finalmente incontri un nemico, la situazione non migliora: i combattimenti sono lenti, prevedibili e, soprattutto, poco soddisfacenti. Non c’è quella sensazione di tensione che dovrebbe caratterizzare un survival horror degno di questo nome.
Il gioco, insomma, sembra fatto da qualcuno che ama profondamente il genere, ma che non ha ancora trovato il modo di tradurre questa passione in un’esperienza giocabile. È come se avessi tra le mani un libro scritto in una lingua meravigliosa, ma con una grammatica talmente caotica da renderne la lettura impossibile.
Il verdetto: un esperimento ambizioso, ma ancora acerbo
Hollowbody è un titolo che merita attenzione per il suo coraggio, ma che delude profondamente sotto il profilo pratico. È un survival horror che sembra voler dire: "Guardatemi, sono bello, sono cupo, sono nostalgico", ma poi ti lascia lì, con il controller in mano, a chiederti perché la pioggia non bagni anche i tuoi controlli. Non è un prodotto da buttare, ma è un prodotto che non convince fino in fondo.
Se sei un appassionato di atmosfere dense e non ti spaventa l’idea di dover combattere anche con l’interfaccia, forse Hollowbody può valere la pena. Se invece cerchi un’esperienza fluida, coinvolgente e priva di frustrazioni, questo non è il gioco che fa per te. E, soprattutto, non è il gioco che merita di essere ricordato come un capolavoro del genere.
Il Punto di GeeknTech
Hollowbody è l’ennesima dimostrazione che un bel volto non basta a nascondere un’anima debole. Headware Games ha creato un’opera visivamente straordinaria, ma con meccaniche così farraginose da trasformare un survival horror in una maratona di frustrazioni. Il gioco non è un fallimento totale, ma è un prodotto che sembra fatto più per essere ammirato che giocato. Se siete alla ricerca di atmosfere cupe e narrazioni silenziose, forse questo titolo può fare al caso vostro. Se invece cercate qualcosa di fluido e coinvolgente, meglio aspettare ancora un po’. E, soprattutto, meglio non farsi ingannare dalle apparenze.
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